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La fusione di Banco Popolare e BPM

La riforma delle Popolari è diventata legge nel marzo del 2015; tra i principali scopi perseguiti la riduzione del numero di istituti presenti sul mercato, migliorandone l’efficienza e la redditività. un minor numero di istituti, molto forti patrimonialmente, comporterebbe benefici per l’intero sistema, in particolar modo per le imprese che dovrebbero veder facilitato l’accesso al credito.

Ad un anno dalla riforma, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano hanno approvato il memorandom per la fusione con il placet della BCE e forti spinte da parte di investitori, autorità e Governo. La fusione, che non avverrà prima di novembre 2016, porterà alla nascita del terzo polo bancario italiano, secondo solo ai colossi UniCredit e Intesa Sanpaolo, con una rete di 2.500 sportelli e una quota di mercato superiore all’8%.

Gli step previsti: entro maggio 2016 il Banco dovrà approvare un aumento di capitale da un miliardo di euro, da realizzarsi entro il 31 ottobre. Non sono ancora stati resi noti i termini dell’operazione, Mediobanca e Bank of America Merrill Lynch si sono impegnate a sottoscrivere l’eventuale inoptato.

Il nuovo Gruppo avrà sede legale a Milano, amministrativa a Verona. Amministratore delegato sarà l’attuale amministratore delegato di Bpm, Giuseppe Castagna; la Presidenza spetterà invece al Banco (detentore del 54% del capitale) con Carlo Fratta Pasini. Gran parte degli accordi sono presi dunque, nonostante questo l’operazione non sembra soddisfare in pieno la BCE, sibillina la frase della presidente del consiglio di Vigilanza sulle banche, Danièle Nouy: ‘Il primo elemento che le banche presentano, prima di qualsiasi altra cosa, è di solito il business plan. Nel caso delle due banche italiane arriverà un po’ più tardi.’

Euroscetticismi a parte, cosa comporterà la fusione per le aziende? Chi ha tra i propri istituti affidanti entrambe le banche dovrebbe cominciare a pensare ad una riorganizzazione dei fidi. In ambito di fusione infatti fatto 200 il monte fidi totale concesso da Banco Popolare e Bpm, dopo il 1° novembre molto probabilmente l’azienda si vedrà concedere un monte fidi totale di 150, nel migliore dei casi. Il problema di un’eventuale riduzione dei fidi non si farà forse sentire molto in Veneto, lo accuserà probabilmente di più la Lombardia, dove Bpm è un istituto diffuso molto più capillarmente. Ovviamente a fronte di ogni restrizione bisogna cogliere un’opportunità: ci troveremo sicuramente di fronte un istituto in grado di offrire competenze, prodotti, ma soprattutto capacità di impiego largamente superiori a quelli degli istituti del territorio.

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